03 Maggio Santuario della Beata Vergine del Soccorso. Omelia del Vescovo Oscar Cantoni

4 domenica dopo Pasqua  A

Santuario Madonna del soccorso – 3 maggio 2020

Amati fratelli e amate sorelle,

oggi vi ho condotto tutti spiritualmente qui, al santuario della Madonna del Soccorso, in Ossuccio di Tremezzina, un luogo che mi è caro, un santuario impregnato lungo i secoli dalle preghiere semplici, ma autentiche, del popolo di Dio.

Qui siamo soliti invitare ogni anno, in questa giornata, i giovani della nostra Chiesa per pregare il Padrone della messe, sotto lo sguardo materno di Maria. Molti di voi si ricorderanno di avervi preso parte in edizioni precedenti!

In questi giorni mi sono ritornate alla memoria del cuore le parole di un canto che usavamo anni fa. Iniziava così: “A chi potremo affidare la parte più preziosa di noi stessi se non alla Madre, se non a te, Maria!”

Ossia, su chi potremo far conto perché ciascuno di noi possa promuovere pienamente quel capitale di doni/risorse che ha ricevuto dalla grazia di Dio, così da poterli condividere, se non a Maria, lei che ha accolto con fiducia e timore l’annuncio dell’angelo e non ha esitato a lasciarsi coinvolgere attivamente nel progetto che Dio aveva su di lei? 

E ora oggi vorrei aggiungere: “A chi potremo affidare il presente e il futuro della nostra Chiesa se non alla Madre, se non a te, Maria?”,

tu che hai insegnato agli apostoli, riuniti nel Cenacolo, senza aver superato ancora dubbi e paure, ad invocare lo Spirito Santo?

Egli non ha tolto di mezzo problemi o oppositori, non ha fatto miracoli straordinari, ma ha portato armonia nelle vite dei discepoli, dal momento che Egli è “armonia” (come sottolinea spesso papa Francesco).

I doni e le risorse di ciascuno, che ci rendono diversi nella varietà delle singole chiamate, sono un capitale offerto dallo Spirito Santo, che a partire da queste diversità, costruisce l’unità, così che la Chiesa realizzi la missione che Gesù le ha affidato. Ogni vocazione nella Chiesa è dono dell’amore di Dio dato ai singoli da estendere, però, a vantaggio di tutti, mediante il contagio della gioia.

La nostra Comunità cristiana, famiglia di famiglie, è quindi il luogo in cui promuovere la formazione di famiglie sante, nel Matrimonio cristiano; è lo spazio in cui suscitare la passione di “seguire Gesù più da vicino” in ogni forma della Vita Consacrata; è l’ambiente formativo in cui gustare il fascino per Cristo e quindi accettare il suo invito a seguirlo, per una vita spesa totalmente nell’impegno apostolico come ministri ordinati.

Ciascuno nella comunità cristiana deve poter essere aiutato a scegliere liberamente la propria vocazione, di cui occorre scoprire i germi e farli germogliare.

Tutti i chiamati, tuttavia, devono avere come base fondamentale una energia vitale che li renda capaci di fiorire nel dono totale di sé.

Proprio qui, vorrei fare memoria dei sacerdoti italiani, dei religiosi e delle religiose, che in questo periodo, come tanti medici e infermieri, hanno donato la vita pur di stare vicino alla loro gente, gravemente ammalata per il corona virus. Parroci e cappellani di ospedale, di ogni età, allenati al dono di sè, hanno accompagnato spiritualmente i membri sofferenti del popolo di Dio, condividendo poi la loro sorte. 

Sono più di un centinaio i sacerdoti defunti in questo periodo in Italia e noi li affidiamo alla misericordia di Dio, assieme a più di centocinquanta tra medici e infermieri, che dedicandosi generosamente ai malati, si sono impegnati fino all’ultimo, col sacrificio della loro vita.

Sacerdoti, medici, infermieri (ministeri questi e non solo mestieri!), che in un continuo allenamento quotidiano, sono giunti a concepire la loro vita come un bene ricevuto e quindi subito da ricambiare, per cui il servizio e il conseguente mettersi  a disposizione degli altri non sono che una logica conseguenza, costi quel che costi.

Sono persone, queste, che hanno saputo riconoscere la voce del Pastore, si sono sentite attratte da lui, che le ha chiamate per nome e lo hanno seguito, come è riferito nel Vangelo di oggi.

Seguire Gesù anche oggi comporta, come sempre, una dimensione sacrificale. Gesù lo aveva annunciato senza mezzi termini: “Chi vuol venire dietro a me rinneghi se stesso” (Lc 9,23). Ogni vita è segnata dal sacrificio, se vuole essere pienamente un dono.

Occorre che i nostri giovani ne siano consapevoli. Solo così saranno in grado di andare oltre la “cultura del provvisorio”, disponibili ad assumersi responsabilità e compiti gravosi, a servizio della Chiesa e della società civile. Solo così si predisporranno ad amare veramente.

Il frutto della sequela del Signore, però, è la pienezza della vita perché Egli ci ama e ci vuole felici.

Datevi al meglio della vita” (CV 143):  è la frase di papa Francesco che è stata proposta per questa giornata per le vocazioni.

E’ un invito esplicito ai giovani perché rinuncino a stare a guardare dal balcone della propria abitazione, ma scelgano fin da subito di “vivere il momento presente riempiendolo d’amore” (card. Francesco Saverio Nguyen Van Thuan). In questo modo godranno la vita in pienezza.

E’ Gesù che lo promette: ” Io sono la porta; se uno entra attraverso di me, sarà salvato e uscirà e troverà pascolo. Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10).

Concludo con una invocazione, riferendo il ritornello del canto citato all’inizio: “Accogli, Maria, questi tuoi figli: tu sei la Madre di tutte le nostre vie

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