Santa Messa in suffragio di don Roberto Malgesini dalla Basilica Cattedrale di Como, presieduta dal Cardinale Konrad Krajewski Elemosiniere Apostolico di Papa Francesco

Santa Messa in suffragio di don Roberto Malgesini dalla Basilica Cattedrale di Como, presieduta dal Cardinale Konrad Krajewski Elemosiniere Apostolico di Papa Francesco

Omelia del Vescovo Oscar Celebrazione eucaristica di suffragio per Don Roberto Malgesini Duomo di Como 19 settembre 2020 Come credenti, oggi, sia pure con le lacrime agli occhi, mentre affidiamo al Padre il nostro fratello don Roberto, celebriamo la vittoria di Cristo sul male e sulla morte e quindi innalziamo al nostro Dio un inno di lode e di ringraziamento. Perciò osiamo cantare l’alleluia! Vi sono grato per la vostra presenza: a partire da una rappresentanza nutrita dei poveri, quelli che don Roberto ha seguito con amore e sollecitudine, a cui abbiamo voluto assegnare uno spazio privilegiato, per ricordarci che nel Popolo di Dio i poveri devono occupare un posto previlegiato, dal momento che Dio li porta al centro del suo cuore (cfr EG 197). Saluto e ringrazio i volontari, soprattutto i giovani, che si sono appassionati seguendo quotidianamente don Roberto nella nostra Città mentre al mattino andava incontro ai senza dimora e che intendono proseguire il loro servizio gratuito, come preziosa eredità di don Roberto. Un cordiale e affettuoso abbraccio soprattutto ai familiari di don Roberto, in modo speciale alla mamma e al papà, ai suoi fratelli con le loro rispettive famiglie. Per rispetto alle norme attuali di prevenzione dalla pandemia, visto il numero chiuso della cattedrale, vi sono molte persone distribuite nelle piazze adiacenti. Un saluto e un grazie anche ad esse, insieme a chi ci sta seguendo mediante la televisione o via streaming. Condividiamo il dolore per la tragica morte di don Roberto, ma nello stesso tempo ci rendiamo conto che il suo sacrificio d’amore spalanca alla Chiesa e a tutta la società la possibilità di una straordinaria, inimmaginabile fecondità, che tocca a noi tutti però sviluppare con determinato coraggio evangelico, perché l’esempio di don Roberto non sia vano! Don Roberto manteneva i piedi per terra, ma quotidianamente alimentava la sua speranza con la fedeltà nella preghiera, a cui dava lungo spazio prima di iniziare il suo servizio. Possedeva uno sguardo contemplativo, con cui sapeva intravvedere i “cieli nuovi e la terra nuova” promessi dall’albero della croce, quell’albero di vita, offerto il mattino di Pasqua, dall’Agnello ferito e vincitore, il risorto Signore Gesù. Ecco il segreto della sua vita consumata fino al dono totale di sé, ecco spiegato il suo sorriso che affascinava, stupiva e interrogava quanti lo incontravano. La gioia è l’irresistibile testimonianza della presenza e della forza di Dio nel cuore dei suoi amici, proprio come recita una preghiera della liturgia ambrosiana: “Renderò evidente la mia presenza nella letizia del loro cuore”. In questi giorni è nata, infine, nel cuore di molti, un’ultima domanda: a che serve il sacrificio di don Roberto? Vale proprio la pena la sua bontà caritatevole? La risposta viene dal Vangelo che è stato solennemente proclamato. “Siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? Che cosa fate di straordinario? Voi dunque siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”. Don Roberto ci ha insegnato a mettere i poveri al centro delle nostre attenzioni e delle nostre cure, da qui la necessità di una presenza d’amore verso tutti, senza attendersi ringraziamenti o riconoscimenti umani, in piena gratuità. Si tratta di una strada di guarigione dal nostro cuore ferito dal peccato, per assomigliare al Padre che è perfetto. Egli non rinnega mai la sua paternità. Da qui l’invito a pregare perfino per coloro che ci fanno del male. Ecco perché don Roberto non è solo un “martire della carità”, ma è anche un “martire della misericordia”. La carità e l’amore si donano, ma è proprio della misericordia andare oltre, fino a spogliarsi di sé, farsi piccola e umiliarsi, facendosi debole con i deboli e povera con i poveri, sull’esempio di Gesù, che da ricco che era si è fatto povero per noi, per arricchirci con la sua povertà. Per questo la misericordia è vulnerabile e per questo il male alza continuamente contro di lei il suo calcagno, come fece contro il Figlio di Dio. Dio non vuole il male, è il male invece, che rifiutando la misericordia, si scaglia contro di essa. Ancora una volta, attraverso il martirio di don Roberto, noi possiamo contemplare e comprendere che cosa significa che Dio è amore, carità e misericordia. Egli è amore in se stesso, carità che si dona, misericordia che si spoglia e si umilia. Il Signore conceda a noi tutti di continuare, con rinnovato impegno, l’opera di misericordia che don Roberto ci ha abbondantemente testimoniato con la sua vita. Con la collaborazione di Espansione TV

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